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Dal vivo è un'altra storia

Raffaello, il bello e dannato di Urbino. La mostra nella città natale

  • Mostra
  • Urbino, Palazzo Ducale, Sale del Castellare
  • agosto 2020
Raffaello, il bello e dannato di Urbino. La mostra nella città natale
Nell’anno delle celebrazioni raffaellesche, Urbino dedica una bella mostra all’intellettuale Baldassarre Castiglione e al suo rapporto con il grande artista del Rinascimento, vissuto alla corte cinquecentesca della città marchigiana. Una mostra colta ma ben spiegata, con un allestimento che stupisce.
"È stato lui a chiedermi di scrivere insieme questa lettera a Papa Leone X. Credeva così tanto nel futuro, Raffaello. Era sempre lì a progettare, la sua mente non si fermava mai. Ma non pensava solo all’arte e alla pittura, pensava al mondo, a com’era, a come cambiarlo e in che direzione sarebbe stato bello vederlo andare”. A parlare è Baldassarre Castiglione, mantovano di origine ma urbinate d’adozione, a tutti noto per il suo Cortegiano, vero best seller dell'epoca, un'opera che fornì “il” modello di comportamento per l’alta società dell’intero continente. Un incredibile “ritratto di pittura”.
 
Siamo nel Palazzo Ducale di Urbino, il luogo dove Raffaello è vissuto da ragazzo, dove ha nutrito tutto il suo immaginario. Nell’anno delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte, la città di Urbino dedica al suo illustre concittadino la mostra “Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della vita di corte”, allestita nelle Sale del Castellare. La curatela è di Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Soletti.
Baldassarre Castiglione era amico strettissimo di Raffaello. Insieme hanno contribuito a creare il mito di Urbino e della sua corte nei primi decenni del Cinquecento. La città di Urbino non poteva che ringraziarli con questa mostra raffinata, una delicata immersione, sala dopo sala, nel microcosmo di bellezza che condensa di riflesso, come in un ritratto, ciò in cui doveva eccellere e distinguersi il perfetto cortegiano. Si è trascinati come da un richiamo… “Non fermarti sulla soglia, visita il palazzo, osserva i vestiti, assisti a un duello, ascolta le musiche, contempla le opere d’arte, conosci i personaggi…”.
 
La corte di Urbino accolse grandi uomini, intellettuali, artisti, scrittori. Raffaello era lì e ciò che lo circondava l’ha influenzato e nutrito. Insieme a lui si scopre un intellettuale finissimo, vicino a grandi artisti, a Raffaello prima di tutti, ma anche a scrittori, regnanti e papi, attento politico, incaricato di ambascerie tra le più delicate del suo tempo. È Baldassarre Castiglione, scrittore istruito della migliore tradizione classica e umanistica, amante dell'arte e del collezionismo. Attingendo alle sue Lettere, ben 1779 quelle ad oggi raccolte – alcuni passi si possono leggere nelle varie sezioni - la mostra di Urbino ha il merito di ricostruire l’intera vicenda di Castiglione ponendola nel contesto del suo tempo, accanto a figure altrettanto complesse e affascinanti come quelle di Guidubaldo da Montefeltro, Duca di Urbino, di Leone X, dei Medici, degli Sforza, dei Gonzaga e di Isabella d’Este “prima donna del mondo” e di artisti - Raffaello innanzitutto, ma anche Leonardo, Tiziano, Giulio Romano -, di fini intellettuali come Pietro Bembo e di studiosi come Luca Pacioli.
 
Ad Urbino i due grandi amici - Raffaello e Baldassarre - non convivranno mai, impegnati per lavoro in luoghi differenti. Ma la loro amicizia è di quelle indissolubili.
La mostra li mette insieme per la prima volta in questa città.

Una nota di merito va all’allestimento, che non banalizza un’esposizione di opere di per sé complessa e ricercata – solo in apparenza per intenditori –, piuttosto trova un’idea nell’idea. Le pareti, dipinte alla maniera trompe-l'œil, diventano tridimensionali e si trasformano come fossero il celeberrimo studiolo di Federico da Montefeltro, ammirabile non poco lontano nello stesso Palazzo.
Le sette sezioni della mostra sono fitte di opere importanti, che danno la dimensione dell’epoca raccontata, ben integrate da soluzioni multimediali che ampliano il racconto, offrendo chiavi di lettura, stimoli visivi ed emotivi. Una mostra articolata ma non complicata, imponente e stimolante. Scrigno d’arte, quindi, ma anche di arti applicate: il perfetto cortigiano, per essere uomo o donna del bel mondo, doveva destreggiarsi tra parate e fatti d’arme, teatro e musica, abiti eleganti, giusti comportamenti e buone letture.

Per Vittorio Sgarbi, ProSindaco di Urbino e curatore della mostra, «Urbino è il luogo che Raffaello non può dimenticare, è il luogo della sua infanzia, è il luogo di Piero della Francesca, è il luogo dei suoi amori, è il luogo della bellezza, dell’architettura, delle belle donne che lo porteranno alla dannazione. Bello e dannato. Io credo che ricordarlo voglia dire vedere in Raffaello il punto di arrivo di una vita compiuta. In soli 37 anni egli ha fatto quello che un altro uomo non avrebbe fatto nemmeno in 100».
 
"Raffaello non è solo Rinascimento, è perfezione, è armonia, è l’arte che vince la natura" (Vittorio Sgarbi, curatore della mostra)

A curare gli aspetti filologici della mostra, anche la prof.ssa Elisabetta Soletti: «A Raffaello e Baldassarre Castiglione si deve l’affermazione del primato culturale del Rinascimento italiano in tutta Europa. Il Cortegiano a lungo ha rappresentato il modello ideale dei valori della civiltà delle corti come è documentato dall’eccezionale successo editoriale dell’opera, che fu tradotta in tutte le principali lingue nazionali, spagnolo, portoghese, francese, inglese, tedesco, polacco, un successo che conobbe una profonda e duratura fortuna fino al secolo XVIII».

Una curiosità? Osservate attentamente il quadro della prima sala in cui è raffigurato il matematico Luca Pacioli, in abiti da frate. Alla sua destra vedrete uno strano solido: è un rombicubottaedro, uno dei poliedri di Archimede. Aguzzate bene la vista: in una delle facce è riflesso, niente di meno che, il Palazzo Ducale di Urbino.

L’imponente biblioteca di Baldassare Castiglione chiude la mostra. Immersi in questo scenario quasi teatrale, si resta a contemplare la magnificenza, tra edizioni antiche e manoscritti oggi conservati in importanti biblioteche e fondazioni nazionali (Firenze, Venezia, Città del Vaticano, Roma, Torino, Mantova, Pesaro). Sulla parete di fondo della sala spiccano i suoi magnetici occhi blu, nella copia fatta ad arte del ritratto eseguito da Raffaello.
A sigillo della profonda sintonia tra Raffaello e Castiglione, c’è la lettera scritta insieme a papa Leone X nel 1519 sul recupero archeologico delle rovine romane, in riproduzione in questa sala. Rappresenta ancora oggi un documento fondante della storia della tutela e del restauro del patrimonio artistico del nostro paese: “Non deve, adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità, lo haver cura che quel poco che resta di questa anticha madre della gloria et della grandezza italiana, per testimonio del valore et della virtù di quegli animi divini...”

Un ultimo consiglio, ascoltate l’audioguida della mostra (si scarica sul proprio smartphone), sarà una piacevole scoperta. In ogni sala ci sono personaggi che raccontano, a modo loro, la sezione, con una sceneggiatura realizzata da strumenti audio e video. Quella più divertente è la sala dedicata agli abiti, al collezionismo e alla musica. A parlare – o meglio discutere - sono niente di meno che i due abiti dell’epoca presenti in mostra!
Ed infine, qualche dato tecnico. Il progetto della mostra è promosso dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello, dalla Regione Marche e dal Comune di Urbino. L’iniziativa nasce in stretta collaborazione anche con la Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale, con un biglietto di ingresso integrato. L’allestimento è curato da Maggioli Cultura e progettato dall'architetto Bruno Mariotti. I testi dell'audioguida sono stati realizzati dallo sceneggiatore Emanuele Aldrovandi.
 
La mostra è visitabile fino a domenica 1 novembre 2020. Vale la pena non lasciarsi sfuggire questa opportunità di “incontrare” Raffaello proprio nella sua città... 
Dal vivo è un’altra storia.

 
Dove
Urbino, Palazzo Ducale, Sale del Castellare
Quando
agosto 2020
Categoria
Mostra
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Galleria fotografica
La mostra fa incontrare per la prima volta ad Urbino l’intellettuale Baldassarre Castiglione e l'amico Raffaello.
Crescentino Grifoni, "Autoritratto di Raffaello", 1854. Il dipinto originale di Raffaello è databile 1504, anno in cui Castiglione arriva a Urbino.
Vittorio Sgarbi, curatore della mostra e prosindaco di Urbino, davanti alla copia ad arte del ritratto di Castiglione, opera di Raffaello.
Pedro Berruguete, "Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidubaldo", 1475. Dettaglio.
Jacometto Veneziano (?), "Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo", 1495 ca. A sinistra il complicato rombicubottaedro di cristallo, nelle cui facce interne si specchia il palazzo di Urbino.
Jacometto Veneziano (?), "Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo", 1495 ca. Sul tavolo poggiano dei solidi platonici, un dodecaedro, strumenti di calcolo e di misura.
Visitatori in mostra ammirano il "Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo" e il "Ritratto di Federico da Montefeltro col figlio Guidubaldo".
Ritratti di Baldassarre Castiglione, inseriti nella scenografica parete pitturata con effetto tridimensionale..
Baldassarre Castiglione, Libro del Cortegiano, 1527, dalla Biblioteca Medicea Laurenziana. Un best seller nel Rinascimento, che insegnava come frequentare la corte di un nobile o un papa.
Riti mondani della corte. Abiti per cerimonie, feste, trofei, parate. Fondamentali per il perfetto cortigiano insieme con le armi e la musica.
Castiglione possedeva, per l’epoca, una biblioteca che ammontava a ben 184 volumi (alcuni manoscritti), a cui si aggiungono altri 40 libri riportati a Mantova dalla Spagna e affidati alla madre dopo la morte dello scrittore.
Sezione dedicata alla passione per il collezionismo di Castiglione. Alla madre e agli amici parla di oggetti a lui carissimi, quadri, strumenti musicali, abiti, tessuti, gioielli, cammei, bronzi, marmi antichi, da custodire gelosamente in luoghi sicuri, lontani da occhi indiscreti.
Angelo Minghetti, "Isabella d'Este" e "Francesco II Gonzaga", 1880-1990. Maiolica dipinta e invetriata.
Apparati multimediali in mostra. I signori di Urbino, Mantova, Ferrara e Roma e le più celebri donne di palazzo.
L'elegante Palazzo Ducale di Urbino, "il più bello in tutta Italia si trovi", scriveva Baldassarre Castiglione nel suo "Cortegiano".