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Dal vivo è un'altra storia
Foresta fossile di Dunarobba e le piante mummificate 3 milioni di anni fa
- Memoria
- Avigliano Umbro (Umbria)
Una cinquantina di tronchi di grande diametro affiorano per 3 o 4 metri dal terreno, lottando contro il vento e le intemperie. La loro tenacia è stata premiata.
Conservano infatti la loro struttura lignea, inclinati tutti nella stessa direzione e allineati quasi in modo equidistante. Sembrano stare in contemplazione, con lo sguardo rivolto a quello che era il famoso lago Tiberino, creatosi con il ritiro del mare. Nelle sue acque calde e palustri proliferavano forme vegetali e animali oggi scomparse. Il clima tropicale doveva di certo favorirne la crescita.
Cinquanta tronchi inghiottiti dall’argilla, ancora in posizione eretta ed eccezionalmente in situ. Una rara forma di fossilizzazione avvenuta per mummificazione.
Nell’immensa Foresta fossile di Dunarobba si aggiravano elefanti, cervi ed ippopotami, e riposavano all’ombra dei giganteschi fusti di sequoie. Poi tutto è sparito: i sedimenti scendendo da colline e montagne, insieme ai movimenti tettonici, hanno invaso la pianura, ricoprendo la foresta. Senza sapere che così l’avrebbero conservata fino ai giorni nostri.
Questi tronchi sono una specie di “archivio” della terra. Analizzando il loro Dna, gli studiosi cercano di ricostruire la storia di questi luoghi, l’evoluzione della natura e dei climi. Sembra quasi di aprire uno di quei polverosi libri pieni di misteri. L’importanza scientifica è enorme, tanto da diventare un polo mondiale di ricerca, perché non ci sono altri esempi simili in tutta Europa.
Dunarobba, il grande laboratorio della vita
Certo che deve essere stato un effetto sorprendente per quel gruppo di appassionati che si imbattè per primo con la Foresta fossile di Dunarobba. Era la fine degli anni ’70. La ruspa stava scavando in una cava per ricavare l’argilla da utilizzare in una fabbrica di laterizi. Il rombo assordante copriva le urla incredule. Era una sorta di paesaggio lunare, i tronchi spuntavano oltre l’argilla, uscivano fuori alla ricerca della luce, per risorgere dalle tenebre.
Da allora questo piccolo paesino ne ha fatta di strada. È nato un Centro di Paleontologia Vegetale, è stata allestita una mostra permanente sui reperti fossili animali e vegetali rinvenuti in scavi nell’Umbria meridionale, si è creato un sistema di visite guidate e laboratori didattici. E la Foresta di Dunarobba è risorta.
Dal vivo è un’altra storia.